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Novità per il Patent Box italiano

L'Agenzia delle Entrate definirà i parametri per semplificare il calcolo del bonus 18 settembre 2018

Il Patent Box è il regime opzionale di agevolazione fiscale per i redditi derivanti dall'utilizzo di opere dell'ingegno. Per stimolare ulteriormente gli investimenti, verrà presto semplificato grazie a una proposta – conforme alle linee guida OCSE – del Garante per le micro, piccole e medie imprese, inserita nella relazione annuale che analizza i fenomeni di trasformazione che attraversano il sistema delle imprese e le politiche adottate per affrontare le nuove sfide dell’innovazione.

Il Patent Box, teso a favorire gli investimenti nei beni immateriali, è stato introdotto in Italia nel 2015. Le aziende che possono dimostrare un reddito derivante dagli asset intangibili – brevetti, marchi (solo per gli anni 2015 e 2016), modelli, know-how, software – possono chiedere e concordare con l'Agenzia delle Entrate uno sconto fiscale sul reddito così derivante. Per i primi due anni di applicazione del Patent Box sono state presentate all'Agenzia delle Entrate poco meno di 7.000 domande che rappresentano uno storico sufficiente per formulare alcune osservazioni. Delle domande esaminate (circa il 50% di quelle presentate) solo 1-2% sono state respinte o non accolte; oltre il 40% sono state accolte almeno in parte (fonte: Il Sole 24 Ore, maggio 2018).
Questo indice sottolinea uno dei due problemi principali che sono stati riscontrati in questi primi anni di applicazione del Patent Box, ovvero la lentezza con cui l'Agenzia delle Entrate esamina le domande presentate. Uno dei motivi che hanno portato a questo ritardo è strettamente collegato al secondo principale problema, ovvero la difficoltà di calcolo del bonus ed il reperimento dei documenti che lo giustificano.

Per ovviare a questo, e favorire soprattutto le piccole e medie imprese dove si è riscontrata una maggiore difficoltà a presentare documentazione coerente, l'Agenzia delle Entrate intende definire per le differenti tipologie di attività dei parametri di riferimento che permettano di standardizzare il calcolo del valore dei beni immateriali dell'azienda. In base a questa nuova procedura il richiedente non dovrà più presentare un'analisi di benchmark per valutare la remunerazione derivante dalle attività di routine, e conseguentemente dimostrare la redditività derivante dai beni immateriali, ma sarà l'Agenzia delle Entrate a fornire delle analisi di benchmark in base alla tipologia di attività di routine. Al fine di coprire tutte le tipologie di attività verrà utilizzata la distinzione codificata dai codici Ateco 2007.

Con questa metodologia definita la remunerazione delle attività di routine, sarà possibile individuare per differenza la remunerazione derivante dai beni immateriali sulla quale poter chiedere l'agevolazione fiscale. Questa metodologia verrà applicata nei casi in cui l'Agenzia delle Entrate la riterrà applicabile e la proposta così conseguente sarà vincolante per il richiedente.

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